domenica, 18 settembre 2011

La Libertà è partecipazione

 

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L’ha cantato Giorgio Gaber e ce l’hanno ricordato le recenti elezioni amministrative ed i referendum.

Un intero ceto politico, costruito su valori falsi ed artificiali e sostenuto da una schiera di trombettieri  e cortigiani, è stato smentito e sconfitto con quella che Ilvo Diamanti ha definito una “svolta mite”.

Nelle forme diverse di Milano,


, Napoli, Cagliari e Trieste e nell’ondata di “si” ai quesiti referendari si è affermato che:

1)   sovrano è il popolo, quello vero, senza aggettivazioni e specificazioni:

2)   il popolo quando deve scegliere da chi farsi amministrare, se ne ha la possibilità, sceglie il candidato che ritiene migliore andando oltre le scelte ideologiche o partitiche;

3)   il bene pubblico prevale sul privato;

4)   la legge è uguale per tutti e tutti sono uguali davanti alla legge;

5)   i “movimenti” e la “rete” contano;

6)   i giovani ci sono.

 

In sintesi hanno vinto:

a)    la partecipazione;

b)    la concretezza, generalità e comprensibilità dei temi;

c)     il plusvalore dei “movimenti”, dei giovani e delle “reti”.

E’ stata un’affermazione di libertà sostenuta con la partecipazione.

Così come una salutare rinfrescata di buona politica è stata la partecipazione all’incontro, durante la recente festa democratica di Biasola, per presentare il libro di Lorenzo Capitani “ Enrico Berlinguer –Il sogno di un’altra Italia”.

Un “piccolo ed ormai antico” uomo politico che parlava di austerità con la convinzione con cui ora Serge Latouche parla di “scommessa sulla decrescita”.

Uno che insisteva sulla ricerca di soluzioni internazionali ai problemi del lavoro, di governo mondiale dell’economia, con lo spirito con cui Muhammad Yunus (premio Nobel per la pace 2006) parla di “business sociale” e “capitalismo più umano”.

Uno che parlava di crisi dei partiti, di eurocomunismo e di compromesso storico facendomi ravvivare il ricordo del “Dialogo alla prova”, libro del 1964 curato da Mario Gozzini, su cui ho dissertato con partecipata passione anche io, durante il mio periodo universitario pisano, in un bel dibattito all’inaugurazione di un Circolo Gramsci a Livorno.

Un politico non timido e triste, come affermato da alcuni, ma un politico vero, un politico serio che fa apparire tristi e falsi molti politici attuali.

Uno che collegava la pancia e la testa col cuore, la sua ideologia ed i suoi valori con la realtà del suo presente ed i sogni del futuro.

Cioè uno che aveva un sogno, uno sguardo lungo: come lo aveva un altro grande come Aldo Moro.

Uno morto con “onore” sul campo, mentre parlava ai suoi compagni, al suo mondo, l’altro eliminato purtroppo violentemente da una minoranza ideologicamente reazionaria e disperata.

Entrambi appartenenti a una classe politica sana.

Entrambi grandi, entrambi esemplari.

Oltre al ricordo, meritano il nostro impegno e la nostra partecipazione, per dar corpo al loro e nostro progetto, ai loro e ai nostri valori.

 

 

Reggio Emilia – luglio 2011                                       Angiolino Di Pietro   

22:41 Scritto da: democritico61 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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